De Vilde e l’arte della memoria

(Articolo del giornale “IL DENARO” del 2 Aprile 2011 ) – Palazzo Gravina, sede della Facoltà di Architettu-ra di Napoli, ospita dal 16 al 31 marzo, la personale di Evan
De Vilde intitolata “L’Arte della memoria, La memoria dell’arte”. L’esposizione, curata da Antonio Filippetti,
propone uno dei protagonisti più insoliti ed originali del panorama artistico italiano.
Napoletano, classe 1973, è il fondatore dell’archeorealimo formale, uno stile che si basa sui contrasti
estetici e linguistici d’oggetti temporaneamente distanti, come autentici reperti archeologici installati in
forme moderne e materiali nuovi. Scrittore e fotografo, De Vilde dirige un’azienda di Grafica pubblicitaria
ed è ideatore di molti loghi aziendali di gruppi di successo. Appassionato collezionista d’arte, ha iniziato le
sue sperimentazioni nel 2007 e nel 2010 è stato accolto al Museo d’Arte Contemporanea di Fonte Nuova a
Roma. Nella mostra napoletana l’artista offre la sua filosofia poetica, una emozionante riconquista degli
strappi del tempo che, disegnando un filo invisibile, uniscono l’umanità d’ogni epoca. La magia si compie
sotto gli occhi del visitatore e l’antico vaso Ming colloquia felicemente con il libretto rosso di Mao, le
bottigliette prodotte dall’industria mul-tinazionale si confrontano con l’anfora greco-romana, gli antichi
manoscritti si fotocopiano all’infinito.
I linguaggi e i materiali usati sono moderni, come il plexiglass, le fibre sintetiche o l’acciaio, e spesso
immateriali: l’immagine, i brevetti, la comunicazione, il brand, il web. Tutti gli elementi, strumenti e
contenuti che partecipano alla creazione e alla comunicazione dell’opera, creano un “complesso puzzle
concettuale” che partendo da un reperto antico avviano una riflessione profonda sulla società e sui
principali aspetti del nostro vivere quotidiano. Si tratta di un nuovo concetto di fare archeologia e, allo
stesso tempo, di un inedito modo di concepire l’arte.
Gli oggetti archeologici, infatti, trovano una nuova vita diventando sculture ed installazioni d’arte
contemporanea.
Reinventarli, mettendoli in relazione con elementi tipici del nostro tempo, permette d’interrogarci
contemporaneamente su momenti diversi della nostra storia, l’inserimento in con testi inattesi, li
restituisce alle future generazioni, e racconta come la società attuale si sta evolvendo rispetto a
quell’antica. Un nuovo realismo, dunque, basato sull’equilibrio estetico tra passato e presente che, tramite
interventi ed impianti inattesi, rintraccia un fascino dimenticato.
La carica storica dell’oggetto antico è ancor più valorizzata e mette in luce una nuova identità senza mai
rinnegare il suo trascorso, anzi valorizzandolo e rendendolo parte di un messaggio disatteso e potente, che
guarda al futuro: l’Arte come unico ticket per l’eternità.

FIORELLA FRANCHINI

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